www.bellabasilicatafilmfestival.it > Festival

 Credits | Web Site  by GMA

HOME IL FESTIVAL PROGRAMMA 2008 NEWS EDIZIONI PRECEDENTI



 

 

APPUNTAMENTI

CINEMA IN RETE:

IL CINEMA RACCONTA IL LAVORO

24 ottobre 2008

 "Signorina F."

di W.Labate

25 Ottobre 2008
"Riso amaro"

di Giuseppe De Santis
"Fronte del Porto"

di Elia Kazan


 

 

 

 

PARTNER E SPONSOR


 

 

 

BELLA

Il Paese
Come arrivare
Link
 

 

 

 

STRUTTURE RICETTIVE

Alberghi
Ristoranti

Agriturismi
 

 

 

 

 

PHOTO GALLERY

Cineteatro Periz
BBFF 2007

BBFF 2006-2005-2004
 

 

 

 

VIDEO GALLERY

Filmati
Tg
Servizi
 

 

 

 

 
  Emanuela Geri
Docente di Storia del Cinema – Università di Basilicata
 

Il Bella Basilicata Film Festival 2008: rinnovare l’impegno

Anche quest’anno, come ormai accade con straordinaria determinazione da cinque anni, il Comune di Bella propone il Bella Basilicata Film Festival che si svolgerà dal 27 settembre al 4 ottobre, rilanciando una nuova declinazione del tema che da sempre lo contraddistingue, e cioè “Realtà e dramma nel cinema: i grandi autori e la questione meridionale”. L’usuale attenzione alla problematiche legate al Sud d’Italia viene quest’anno ampliata sino a comprendere anche uno sguardo particolare rivolto a una delle regioni più contraddittorie del Medio Oriente, con una rassegna dal titolo eloquente, “Il Sud del mondo: una finestra sull’Iran”.

La ricca programmazione si completa, poi, nella giornata di chiusura, con un omaggio particolare a uno dei registi italiani che più si impegnò nella denuncia dei malesseri latenti nella cosiddetta ‘questione meridionale, e cioè Francesco Rosi, riproponendo uno dei suoi capolavori, e cioè Cristo si è fermato a Eboli, nella versione integrale, e una tavola rotonda interamente dedicata a “Rosi, Levi e la Basilicata”. A latere del festival si svolge il 1 ottobre anche un convegno dal titolo eloquente, “Il cinema come promozione culturale e turistica” e una non-stop di cortometraggi dedicati al Sud con opere di registi impegnati quali Eva Ciuk, Elisa Mereghetti, Massimo Mida, e Gianfranco Pannone.

Nuovamente, e con una quasi ostinata determinazione, dunque, il Bella Film Festival ripropone l’impegno e la firma autoriale come segni distintivi di una scelta di promozione cinematografica che vuole farsi presenza di promozione culturale sul nostro territorio. Lo fa offrendo una programmazione che ben concilia la necessità di lanciare o rilanciare autori italiani, giovani e meno giovani, che con il cinema vanno a denunciare i malesseri di una democrazia in grave crisi di identità e di credibilità, quella italiana, con lavori già noti come lo splendido Gomorra di Matteo Garrone, uno dei più strabilianti successi di critica e di botteghino della stagione 2008, ed altri, forse meno noti ma lo stesso straordinari, come Luna rossa di Antonio Capuano (2001), opere che vanno a tracciare un ritratto inclemente della Camorra, della sua cultura e delle sue connivenze. La sezione italiana della programmazione si estende a comprendere poi il già noto Sud di Gabriele Salvatores (1993) e La terra di Sergio Rubini (2006), due diverse declinazioni di uno sguardo rivolto alla questione dell’emigrazione e dei problemi da essa derivanti dell’integrazione culturale e sociale, per poi completarsi con lo splendido I Viceré di Roberto Faenza (2007), adattamento cinematografico del romanzo di Federico De Roberto, che riconsegna allo spettatore una delle più disarmanti denunce delle origini tutte ottocentesche della “questione meridionale”.

Nella sezione “Il Sud del mondo: una finestra sull’Iran”, il festival presenta opere per lo più sconosciute al pubblico italiano, ma che con urgenza riflettono i malesseri di un paese, l’Iran, da tempo sconvolto da guerre e violente contraddizioni interne, e ancora incapace di completare con successo quel processo identitario che lo riconsegnerebbe alla storia come ‘nazione’. In questa prospettiva, forse, meglio si possono comprendere e apprezzare opere di straordinaria bellezza quali La mela (1998), film d’esordio di Samira Makhmalbaf, ed il successivo e bellissimo Lavagne (2000): in entrambi i lavori la giovane regista iraniana concentra il suo sguardo sulla questione minorile, e dunque sui bambini e i ragazzi di un paese, il suo, l’Iran, dilaniato dalle contraddizioni derivanti da usi e costumi ancestrali, come accade nel primo lungometraggio, e da quelle invece derivanti dalla cultura della guerra in cui ormai sono cresciute più generazioni, come accade in Lavagne. Quest’ultimo film, prodotto da Fabrica, la società della famiglia Benetton, attraverso la storia avvincente dell’incontro tra un gruppo di ragazzini curdi che vivono del contrabbando di merci tra Iran e Iraq, e un gruppo di insegnanti che con le loro lavagne vanno di villaggio in villaggio nella rocciosa e impervia regione del Kurdistan, questo film dunque racconta di tutti i popoli erranti, migranti, e senza terra del mondo, delle loro sofferenze e del loro inesausto bisogno di uno specchio in cui riconoscersi. Questa è la grande metafora delle lavagne di Samira Makhmalbaf, che propongo come chiave di lettura autorevole e avvincente per meglio comprendere anche tutti gli altri lavori inclusi in questa bellissima sezione del Bella Basilicata Film Festival 2008 interamente dedicata al cinema iraniano.

Ancora una volta, dunque, questo festival ripropone non solo la questione meridionale come inesausto leit motif  della sua programmazione, ma anche l’impegno, nella sua declinazione più sincera ed eloquente, come marca caratteristica della sua presenza sul territorio della Basilicata, ma anche su quello nazionale.



Emanuela Geri
Docente di Storia del Cinema – Università di Basilicata
 

 

 

 

© 2004- 2008 Centro di Documentazione Cinematografica Pietro Pintus